Maria Di Lorenzo

scrivere è un destino a cui non ci si abitua mai

Per me la scrittura è la strada del ritorno

“Per me la scrittura è la strada del ritorno”
Un colloquio con Maria Di Lorenzo
a cura di Anna Laura Mellini

L’appuntamento con la scrittrice Maria Di Lorenzo è all’ombra del “Cupolone”, nel reticolo di strade che fanno corona alla basilica di San Pietro, in mezzo a frotte di turisti vocianti con macchine fotografiche al collo. Arriva con passo dinamico, in jeans bianchi e camicetta a fiori. Minuta e snella, ha una cascata di ricci fulvo-dorati che le incorniciano il volto e un sorriso aperto che sa trasmettere simpatia e comunicativa al primo sguardo. Ci si sente subito accolti dal suo sorriso, così è sorprendentemente facile entrare in confidenza con lei. Non si atteggia, nè si dà arie da primadonna, nonostante abbia un curriculum di rispetto. Scrittrice, giornalista culturale, autrice teatrale e cinematografica, dopo gli studi classici si è laureata col massimo dei voti in Lettere Moderne all’Università di Urbino, con una tesi di carattere psicoanalitico su Giacomo Leopardi. Ha quindi lavorato come giornalista per il quotidiano “Il Tempo”, per la RAI e per altre testate italiane. Attualmente è direttore responsabile del magazine “In Purissimo Azzurro”, una rivista impegnata nel dialogo fra le diverse voci culturali presenti oggi nel mondo – come letteratura, cinema, teatro, musica, arti figurative – attraverso il filtro della loro comune tensione verso l’assoluto. Dal giugno 2009 cura inoltre sul web il forum letterario Flannery.it dedicato alle donne che scrivono. E’ autrice di una decina di saggi tradotti in cinque lingue, di due raccolte poetiche, “Voci dal muschio” (1992) e “Quaderno Siciliano” (1994) e di un romanzo, “La sera si fa sera”, uscito nel 2004. Ha un bel sito personale – http://mariadilorenzo.wordpress.com – dove si può seguire tutta la sua multiforme attività.

Hai appena pubblicato un nuovo libro, “Venti voci per un Magnificat” (Edizioni dell’Immacolata), che hai dedicato a Giuseppe De Carli, il noto vaticanista morto un anno fa…

Mentre Giuseppe si spegneva nell’estate del 2010 stavo appunto lavorando a questo libro, così mi è sembrato giusto oltre che bello dedicarlo a lui, a cui mi legava una lunga amicizia. Il libro non parla espressamente di lui, ma in questa galleria di figure antiche e moderne di testimoni della fede (ci sono fra gli altri Madre Teresa di Calcutta, Chiara Lubich, Teresa di Lisieux…) rivivono quelle cose, le idee e gli ideali che a me come a lui rendevano la vita bella da vivere. Per ricordare Giuseppe ho aperto anche un sito web: http://giuseppedecarli.wordpress.com/.

Mi dicevi pochi giorni fa al telefono che con questo libro hai chiuso un ciclo di opere di saggistica che ti ha tenuta impegnata per ben dieci anni…

Sì, considero la saggistica una grande scuola di umiltà e di pazienza. Personalmente, lavorando su commissione ho imparato la disciplina, come un po’ tutti gli artisti ero piuttosto anarcoide e indisciplinata, non sapevo mettere ordine…

Ma ora torni al primo amore, la narrativa.

Ho assolto tutti i contratti firmati, riprendo a scrivere per puro diletto.

Hai iniziato a scrivere il tuo secondo romanzo… Di che parla?

E’ una storia dai sentimenti forti, duri, come un pugno nello stomaco, e ancora una volta, come nel romanzo che l’ha preceduto, è una discesa negli inferi della memoria, perché la memoria non è innocente, la memoria artiglia e fa male, e il protagonista, che è un uomo, mentre il romanzo precedente aveva al centro una donna, ci dovrà fare i conti, dolorosamente e inevitabilmente. Non si sfugge infatti alla vita e ai suoi demoni. Quella che io racconto è soprattutto un’ossessione d’amore.

C’è qualcosa di autobiografico in questa storia?

Nulla è autobiografico, e al tempo stesso tutto è autobiografico. Nel senso che un autore, anche quando non racconta di sé e della sua vita ma si pone a scrivere una storia che è frutto solo della sua fantasia, ciò è vero solo per metà perché poi ci mette sempre del suo in ciò che scrive, le emozioni, le esperienze, tutto viene rielaborato, metabolizzato, e rivive sulla carta in una forma nuova, a quel punto non gli appartiene più.

Che cosa significa scrivere per te?

Per me la scrittura è il momento di massima libertà, è felicità allo stato puro. E’ la mia dimensione naturale, in cui mi sento totalmente in sintonia con me stessa e con il mondo. Tutta la vita è un cammino verso noi stessi, la scrittura per me rappresenta la strada del ritorno.

Quando hai cominciato a scrivere?

A sei anni. E’ stato allora che ho composto la mia prima poesia, ma per me era un gioco, un mezzo per dare sfogo alla mia fantasia. Anche crescendo la pensavo così, infatti scrivevo e disfacevo, non ho conservato nulla. Non davo neppure retta agli insegnanti che mi dicevano che “da grande” avrei dovuto scrivere, che era quella la mia vocazione. Per me era soltanto un bellissimo modo per impiegare il tempo, per sciuparlo in libertà…

Descriviti con tre aggettivi.

Passionale. Sincera. Volitiva.

Nella scala dei tuoi valori, cos’è più importante?

L’amicizia. E la lealtà, sempre e comunque.

Tu sei l’artefice di quella grande fucina di amicizie che è Flannery…

Flannery è nata da una mia idea, però siete voi che lo fate, tutte insieme. Quando siamo partite con questa avventura sul web, di creare un forum letterario riservato alle donne che scrivono – http://www.flannery.it/ – era come affrontare una traversata in mare aperto. A distanza di due anni non siamo cresciute soltanto come numero – abbiamo a tutt’oggi un migliaio di aderenti – ma soprattutto in amicizia e consapevolezza. Siamo una forza noi donne, dobbiamo credere di più nel nostro talento e nelle nostre capacità. Il mondo è rosa.

(c) Anna Laura Mellini – all rights reserved

L’intervista è stata pubblicata sul numero di luglio-dicembre 2011 della rivista “Prospettiva Persona”

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2 thoughts on “Per me la scrittura è la strada del ritorno

  1. fuoco eppure terra per quel tuo andare alla vita Maria nei corsi degli impeti e della riflessione e pure bontà, una parola libera, irriverente e sovrana che profuma di colori e d’universo.
    Grazie

  2. Sì, “la vita è un cammino verso noi stessi”, la scrittura un “ritorno”. Come dire con Novalis: “A casa, si va sempre a casa. In noi e in nessun altro luogo è l’eternità coi suoi mondi, il passato e l’avvenire”.

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