Maria Di Lorenzo

scrivere è un destino a cui non ci si abitua mai

L’amore che ci manca

Ieri camminavo per le vie del centro, tutte addobbate e scintillanti, e sentivo più malinconia che allegrezza nel vedere tante luci, tanto sfavillio, tanta pompa esteriore, che si accompagna puntualmente ogni anno quando viene dicembre e torna Natale nelle sue forme più esteriori, consumistiche, che vi confesso non mi piacciono affatto. Pensavo allora tra me e me, camminando assorta, a quei versi di Elio Fiore che dicono così: “Maria era tutta vestita di nero, / stava per terra, ferma, composta, / tra le braccia stringeva Gesù. // Sull’affollato corso i passanti / andavano distratti, senza guardare, / senza dare una lira di elemosina. // Maria aveva gli occhi chiusi, / ma due lacrime scendevano / dal viso. Gesù mi sorrideva, // mentre s’accendevano le luci / sul mercato di lusso, sfavillante / di regali, di stelle e di angeli. // Gesù mi stringeva forte la mano / e in quel sorriso innocente, / sentivo tutto il dolore del mondo.”

Il poeta riconosce la madre di Gesù nei panni di una homeless con figlio al seguito in una strada ricca e scintillante di quella che potrebbe essere una qualsiasi città dell’opulento mondo occidentale, tra l’indifferenza dei passanti e un dolore trattenuto, geloso, ricco di dignità. Spero che anche noi – voi ed io – ci fermiamo almeno in questi giorni a riflettere sul troppo che spesso possediamo (in termini di cibo, vestiario, telefonini, ipad, oggetti di lusso) e sul poco che invece abbiamo veramente (amore, compassione, dialogo, amicizia, merce molto molto rara).

C’è un bel testo di Trilussa, intitolato Il presepe, che dice: “Ve ringrazzio de core, brava gente, pé li presepi che me preparate, ma che li fate a fa’? Si poi v’odiate, si de st’amore nun capite gnente… Pe ‘st’amore so’ nato e ce so’ morto, da secoli lo spargo dalla croce, ma la parola mia pare ‘na voce sperduta ner deserto, senza ascorto. La gente fa er presepe e nun me sente; cerca sempre de fallo più sfarzoso, però cià er core freddo e indiferente e nun capisce che senza l’amore er presepe più ricco e più costoso è cianfrusaja che nun cià valore”.

Senza l’amore, dice il poeta, anche il presepe più ricco è cianfrusaglia di nessun valore. Ma c’è così poco amore nel mondo che la gioia, amici miei, va strappata a viva forza, conquistata con le unghie e con i denti… Vi auguro allora da parte mia un felice Natale e un 2012 ricco di gioia per poter realizzare tutti quei desideri che avete nel vostro cuore.

Maria Di Lorenzo

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4 thoughts on “L’amore che ci manca

  1. stefano campogrande on said:

    Grazie, Maria, per quanto hai scritto sul Natale, che ho letto solo ora. Uso pochissimo fb. Auguri per l’anno appena iniziato
    Stefano

  2. mariadilorenzo on said:

    Grazie a te, caro Stefano, per la tua attenzione e per gli auguri,
    che ricambio di vero cuore!
    ci troviamo, se vuoi, su fb :-)
    Maria

  3. stefano campogrande on said:

    Sono particolarmente “imbranato” su fb. Utilizzo abitualmente la posta elettronica.
    Mi ha semplicemente colpito la tua sensibilità, oltre alla passione per gli scacchi… A presto?

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