Maria Di Lorenzo

scrivere è un destino a cui non ci si abitua mai

Il mistero svelato dell’Oltre. La poesia di Margherita Faustini

di MARIA DI LORENZO

“Raggiunto il limite del mio tempo / vorrei andarmene / in una notte stellata / simile al cielo del mio presepe”. Sono versi in qualche modo anticipatori questi di Margherita Faustini, la poetessa genovese venuta a mancare nella sua città nella notte tra il 25 e il 26 gennaio 2009, all’età di 78 anni. Una notte fredda e stellata, nel cuore dell’inverno, come lei aveva immaginato scrivendo la lirica Vorrei andarmene, così, nella raccolta Attimo primo.

Nata a Genova il 12 giugno 1930, Margherita Faustini è stata una personalità di spicco della letteratura italiana del secondo Novecento. Scrittrice e poetessa, ha rappresentato un originale modello di intellettuale cattolica impegnata sul versante della cultura: una ricerca intensa e approfondita sui temi della religiosità, del senso dell’etica e della società, della famiglia e in particolare del rapporto filiale, che sentiva profondamente nelle sue corde emotive ed espressive. Aveva cominciato a scrivere versi assai precocemente, quando era ancora sui banchi di scuola. Ed è lei stessa a dircelo in questa poesia: “Compagna di banco, / il viso acceso dall’entusiasmo, / esaltavi le mie prime, / clandestine poesie…” (Ad una compagna di scuola, dalla raccolta Attimo primo, 1998).

Cominciò a pubblicare agli inizi degli anni ‘70, esordendo con due libri di aforismi: Agenda personale (Editrice Liguria, 1973) e Momenti (raccolta di aforismi e poesie, Sabatelli Editore, 1978), inframmezzati da un libro di racconti, Cielo di ardesia (1975), che ha visto la sua seconda edizione nel 2003. A questi testi si sono aggiunte negli anni altre raccolte: Collana dei giorni (Liguria Edizioni Sabatelli, 1980); Porta antica (Microlito Editrice, 1983), Strada del mattino (EMMEE, 1986); Tirassegno (aforismi, ECIG, 1988); Presenze (EMMEE, 1991); Posso giocar (Microart’s, 1994, 2a ed.1998); Attimo primo (Microart’s, 1998), Il sogno e la memoria (Le Mani, 2002), Unico respiro (Il Libraccio Editore, 2005), Opposte preghiere (Le Mani, 2008).

Ha curato, insieme con Marco Delpino, Caro Colombo (1993), una raccolta di lettere indirizzata al grande Ammiraglio da parte dei maggiori rappresentanti della cultura ligure. Con Liana De Luca ha raccolto un’antologia di racconti e riflessioni sul tema Davanti all’ignoto (titolo stesso del libro) in cui si trovano interventi di noti scrittori italiani. Due suoi atti unici, Gli animali lo fanno e Uno sparo, due moventi, tradotti in inglese, sono stati rappresentati in teatro a New York. E le sue poesie sono presenti in alcune antologie italiane e straniere (in Belgio, Grecia, Romania, Spagna, Ucraina, Cile, Turchia, Usa).

Nel corso della sua lunga carriera artistica Margherita Faustini ha ricevuto molti e significativi riconoscimenti per la sua attività letteraria e giornalistica. Non solo scrittrice e poetessa, infatti, aveva lavorato al “Corriere Mercantile” come correttrice di bozze per poi diventarne collaboratrice nelle pagine della cultura, affiancando a quella letteraria una intensa attività pubblicistica su varie testate con articoli di taglio culturale. Ma è il suo universo poetico quello che vogliamo esplorare in questo articolo, un mondo letterario nonché interiore ricco di spiritualità e denso di acute riflessioni sul destino dell’uomo alla luce della fede e della dimensione trascendente dell’esistenza.

Infrangibile silenzio / d’una notte nel deserto. / Vago in spazi sovrapposti, / senza riva. // Non posso avviarmi verso l’Oltre: / appartengo ancora ai vivi. / Grido il mio sgomento. // Tra i compagni di viaggio, / nella solitudine di tutti, / s’attenua la mia”.

A una notte nel deserto, come dice il titolo stesso di questa poesia, somiglia la vita dell’uomo sulla terra. La poetessa ne percepisce il cupo smarrimento, il non poter raggiungere il mistero svelato dell’Oltre, perché si è ancora tra i vivi, ma è tra questi, compagni di viaggio sgomenti come lei, che la solitudine si fa condivisione. E il canto si tramuta in poesia.

La ricerca del Trascendente nella poesia di Margherita Faustini – scrive la studiosa Liliana Porro Andriuoli (autrice del bel volume La ricerca del Trascendente nella poesia di Margherita Faustini, Le Mani,1999) – è il tema che mi sembrava (e mi sembra tuttora) quello fondamentale della sua poesia. Perché per Margherita la fede fu per diversi anni una ricerca, che approdò solo in seguito ad una definitiva conquista: era infatti una persona intimamente religiosa, ma inizialmente lo era più per istinto che per una reale convinzione, possedendo un sentimento cristiano della vita, che poteva definirsi innato. Alla vera fede arrivò gradualmente”.

E a tal proposito la scrittrice Elena Bono ha anche sottolineato come “quel che di caparbio e scontroso con le creature e il Creatore sottende costantemente il senso teologale, ossia il profondo convincimento di una superiore paternità, e di una grazia che dall’alto si dona a chi ricerca e domanda, si ritrova nella creatura della Faustini che chiede illuminazione al Creatore perché la renda capace dell’incontro con Lui e degna della parola rivelata”.

C’è infatti, bisogna dirlo, nei suoi versi una sorta di continuo, connaturato corpo a corpo con il Trascendente, una interrogazione che si fa travaglio costante per una ricerca di fede mai accettata dogmaticamente dall’autrice, ma sempre filtrata attraverso un’emozione, un sentimento. “La mia costante ricerca del trascendente – affermava la poetessa in una delle ultime interviste – è un’irrinunciabile esigenza interiore. Anche se la ragione più volte mi impone degli angoscianti interrogativi, dentro di me avverto un’inspiegabile forza che mi sospinge oltre il contingente per salire verso spazi celesti di incomparabile quiete e bellezza”.

Vergine Maria, madre nella virtù, / al figlio di Dio hai insegnato / i primi passi, / il valore della parola. / Appena giovinetto, / ti lasciava nell’ansia dell’attesa / per restare coi saggi. / È nato da Te, / ma l’intero Suo essere / era proteso al Padre./ Tuo soltanto il travaglio del parto / lo strazio della Sua agonia./ Madre addolorata, / prendi tra le braccia / il bambino torturato e violentato, / il bambino mutilato / dall’odio dell’uomo contro l’uomo. / Battezza il mondo / col Tuo pianto misericordioso / nel segno della Croce / e della speranza.”

Si intitola Vergine Maria ed è sicuramente tra le più belle poesie del Novecento dedicate alla Madonna, compresa nella raccolta Opposte preghiere. Il tema mariano è certamente tra i motivi ispiratori più importanti del multiforme itinerario poetico di Margherita Faustini, strettamente intrecciato a quello degli affetti familiari, all’attenzione per la vita degli emarginati e alla sensibilità per il trascendente, in special modo l’attesa di un oltrevita in cui ricapitolare ogni cosa, in cui trovare approdo e compimento.

Le memorie, ancor dure, dell’infanzia e della guerra, il rimpianto per gli amici scomparsi, sono altri temi assai presenti nella sua creazione letteraria e sono tuttavia dei leit-motiv che la Faustini riesce sempre a decantare e ad elevare dalla sfera puramente personale, contingente, a quella universale, assurgendo a una più alta e profonda significazione. Ma è la questione-Dio l’elemento che tutto riassume e condensa nella passione dei suoi versi, il bisogno di cercarlo e di trovarlo, di sentirlo Padre e come il padre terreno profondamente sollecito verso il dolore di ciascuno dei suoi figli, perché “l’uomo giunge negli spazi dell’Oltre / Portando con sé il misero bagaglio terreno / Inadatto al volo tra le stelle”.

(c) Maria Di Lorenzo – all rights reserved

Articolo pubblicato sul mensile Madre di Dio – Gennaio 2012

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2 thoughts on “Il mistero svelato dell’Oltre. La poesia di Margherita Faustini

  1. antonella on said:

    Una lirica delicata, onirica, quasi anticipatrice della realtà. La sua poesia è andata oltre la realtà. Molto bella.

  2. Liliana Porro Andriuoli on said:

    Vedo con immenso piacere che Margherita Faustini continua a vivere fra noi; e non solo nel ricordo di chi l’ha personalmente conosciuta, ma anche di coloro che conoscono e apprezzano (o cominciano a conoscere e ad apprezzare) la sua poesia. E di ciò dobbiamo ringraziare (e lo faccio con molta gioia, ma anche con molto affetto) il costante e brillante impegno dell’attivissima e instancabile Maria. Vorrei aggiungere a completamento dello splendido quadro da lei tracciato altre due poesie di Margherita, entrambe appartenenti alla silloge Attimo primo (1998), che mi sembrano particolarmente efficaci e significative del suo modo di sentire e vivere la dimensione dell’Oltre.

    Posto vuoto

    Tavola imbandita,
    posto vuoto del nonno
    a capotavola.

    Tintinnano i bicchieri
    per il brindisi di Capodanno.

    Nell’angolo semibuio
    scricchiola la sua poltrona.

    Brivido
    e… greve silenzio.

    I vivi non vedono
    e aspettano;
    i morti sanno
    e non tornano.

    Nessun segno
    (In memoria di Aldo Capasso,
    insigne letterato, incomparabile amico)

    Per tutta la vita
    mendicherò un Tuo bisbiglio.

    Lo cercherò nelle foglie d’autunno
    che s’agitano sulla mia strada,
    sulle cime degli alberi
    spogliate dal vento,
    nello scricchiolio che mi fa trasalire
    nelle notti insonni.

    So che non mi donerai alcun segno.
    Dovrò immaginarlo,
    inventarlo in una illusoria visione.

    Non sveli agli uomini
    nessun punto del Tuo disegno.

    Sappiamo solo
    che dobbiamo vivere
    per vedere crescere i figli
    e dobbiamo morire
    nella speranza di raggiungere il Padre.

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